Riflettevo qualche giorno fa sul concetto di “Morte” associato alla simbologia della Vergine. Pensavo avessi associato una simbologia concettualmente errata; ma ieri sera, per verificare il mio dubbio, sono stato a ricercare l’origine della mia intuizione, tra i libri in casa e quelli che posso consultare online nelle biblioteche digitali.
 
Ricordavo infatti che questa associazione la incontrai quando lessi in alcuni testi la correlazione tra Morte e la Nera Mietitrice. La mietitura è un processo del ciclo del grano che inizia da settembre con la fase di aratura, dove la terra viene sollevata, rivoltata, con attrezzi chiodati, ribaltata per essere preparata alla futura semina. La mietitura del grano, vera e propria, avviene nel periodo estivo Luglio Agosto sono i due mesi della mietitura, Settembre, che è il mese finale dell’estate e che ci introduce all’autunno, prevede l’ultima fase della mietitura, dove c’è la trebbiatura e la preparazione delle balle di fieno, c’è la separazione dei chicchi. A settembre la mietitura riguarda il granturco, e il riso.
 
L’aratura è un processo più legato alla Vergine, che tuttavia è un procedimento agricolo che appartiene comunque al ciclo del grano. La trebbiatura vede il sollevamento della terra, e il suo ribaltamento, è un processo che simbolicamente ci porta a collegarci con la terra, con la parte oscura e profonda, in un certo senso è la preparazione del terreno che impoverito di nutrienti viene preparato a nuova vita.
 
Nella Vergine c’è dunque una analogia a Mercurio Psicopompo? La vergine guarda i pesci, luogo dell’aldilà. Il suo domicilio (quello della Vergine) primario è Y che ho identificato con Sedna che per il popolo eschimese degli Inuit è la divinità del mare, una dea delle profondità glaciali, signora dei morti e dell’Adlivum (l’Aldilà). Il domicilio base è dato a Mercurio, che io distinguo in caducifero (portatore del bastone di Mercurio simbolo usato dalla medicina e che a differenza di molti testi io associo ai Gemelli e non alla Vergine); e in psicompompo (ovvero Mercurio come traghettatore delle anime, quindi come colui che porta verso l’aldilà, e l’unico segno ad essere associato all’aldilà è la Vergine visto che è in opposizione ai Pesci, luogo dell’Aldilà e segno del domicilio primario – Vergine –  di Sedna-Y).
 
Nella simbologia della vergine c’è una dimensione molto terrena, e la terra è il luogo in cui le spoglie mortali ritornano all’origine, e vengono decomposte. La materia è decomposta nella terra. Tuttavia la Vergine come simbologia non trova correlazioni interessanti a Plutone, notoriamente associato al concetto della morte. Plutone è in esaltazione nei Gemelli, quindi la morte nel segno dei Gemelli è un argomento spirituale “esaltato”, probabilmente perché il Gemelli tende a intellettualizzare il fenomeno, trascendendo la materialità e la terrestrità.
 
Nella simbologia della Vergine, la morte non è spiritualizzata ma legata più ad un concetto organico e strettamente terrestre e biologico. In effetti, l’esaltazione di Urano è in Vergine: urano è colui che simbolicamente cambia la struttura delle cose, e in vergine pare quasi indicarci come avviene il processo mortale della materia privata di spirito, ci racconta la decomposizione della materia.
 
Gemelli e Vergine, domiciliati in Mercurio non rappresentano la morte in sé (più legata alla dimensione di Plutone), ma piuttosto rappresentano il “tragitto” dello spirito e della carne, nel processo mortale. Il tragitto dello spirito dal corpo alla dimensione mortale è retto da Gemelli-Mercurio; mentre il processo mortale che si manifesta nel corpo organico, quindi la decomposizione e il ritorno delle sostanze organiche alla terra, è un processo Vergine-Mercuriale, ovvero il tragitto (la preparazione) verso la decomposizione (Scorpione).
 
Nella cinematografia molti registi che hanno trattato il concetto di morte sono nati nelle simbologie della “mietitura” e dell’aratura, e hanno a che fare nei punti più forti della carta di nascita con le simbologie di Mercurio psicopompo; vediamone alcuni:
 
Il settimo sigillo (1957) di Ingmar Bergman Cancro, ascendente Gemelli, Luna in Vergine
 
L’attimo fuggente (1989) di Peter Weir ha una sfilza di pianeti in Vergine: Giove, Venere, Mercurio, Luna, Marte.
 
Il miglio verde (1999) di Frank Darabont Luna in Vergine
 
I passi dell’amore (2002) di Adam Shankman sfilza di pianeti in Vergine: Marte Urano Plutone Luna
 
Il riccio (2009) di Mona Achache Luna in Vergine
 
In genere molti registri gotici, e che hanno trattato l’argomento morte, horror, le paure più profonde dell’uomo, presentano una interessante simbologia legata alla mietitura (segni estivi, segni di mercurio Gemelli-Vergine):

John Carpenter ascendente vergine
Tod Browning Luna in vergine
Dario Argento, Vergine e importante presenza di pianeti in vergine
Tim Burton, vergine ascendente gemelli
 
e via discorrendo.
 
CONCLUSIONI
la morte come evento e simbologia a mio umile giudizio non può essere confinata in una sola simbologia zodiacale, perché essa ha un valore simbolico non solo sul piano spirituale e psichico ma anche sul piano organico e materico. Ritengo quindi, dopo un lancinante dubbio che mi ha lacerato la notte trascorsa, che la Vergine come simbologia della morte parla esplicitamente dell’aratura del “corpo”, ovvero della decomposizione, processo che avviene anche in altre simbologie come in quella dello scorpione dove però la materia è putrida e putrefatta, nauseabonda, nello scorpione c’è l’odore della decomposizione; nella vergine piuttosto c’è la preparazione del corpo alla morte, la preparazione della materia alla decomposizione scorpionica.
 
In effetti la Vergine, segno razionale e pratico, associato al concetto di morte mi fa pensare molto alla “razionalità” che si scontra in una complessa dialettica con il concetto della fine. E’ qui che la simbologia di Mercurio psicopompo può essere vista anche nella Vergine, come simbologia della mente razionale che esplora gli argomenti più sensibili dell’animo umano, facendolo attraverso la creatività, i film, i libri che ragionano su questo argomento, con modo squassante, gotico, manifestando le ombre e le paure più profonde senza reticenza, senza timore, senza censure, in modo palese, a differenza dei Gemelli dove l’argomento morte è spiritualizzato: nella Vergine è razionalizzato.
Altro elemento da tenere i considerazione è il glifo della Vergine simile tranne per la parte finale a quello dello Scorpione.
Il glifo della Vergine è una M stilizzata, M come Mater.
Il glifo dello Scorpione è una M stilizzata, M come Mors.
Materia – Morte. Madre – Morte. 

Il glifo della vergine come già detto è legato a tutte le divinità femminili: Demetra, Iside, Cibele, Anatha, eccetera. Tutte sono accomunate dal fatto che intendevano rappresentare il ciclo della vita e della morte, la Grande Madre aveva il potere di dare la vita ad ogni cosa, come anche di toglierla. Il glifo della Vergine è la Materia fecondata o autofecondata, dunque Materia che pulsa di vita. Giacché pulsante di Vita, porta con sé l’ineluttabile essenza della morte. La vita non può essere dissociata alla morte, è un controsenso in termini. Se qualcosa pulsa di vita significa che in essa vi è il progetto della morte. La morte esiste se qualcosa è vivo. Altrimenti non sussiste. Vergine e Scorpione sono gli unici simboli zodiacali ad essere rappresentati da due geroglifici identici, tranne che per la parte finale. La Vergine ultima il suo geroglifico con una “stanghetta” che chiude qualcosa, una sacchetta a forma di “pesce” stilizzato. Questa sacchetta è nel glifo dello Scorpione aperta, come a liberare il contenuto “chiuso” visto nella Vergine.

La Vergine è Materia pulsante, viva, che porta con sé il germe della morte, che è di fatto liberato nella simbologia dello Scorpione. Tra vergine e scorpione vi è la Bilancia, simbolo dell’Equilibrio tra vita (Vergine) e morte (Scorpione), simbolo regolatore di ogni cosa, intende ricordarci che ogni cosa sussiste per un delicato e infrangibile equilibrio tra opposti.