Il Tema della Morte in Astrologia teosofica. Capitolo Uno La dimensione di Saturno – Capitolo Due La Dimensione di Urano –Capitolo Tre la Dimensione di Nettuno – Capitolo Quattro la Dimensione di Plutone – Capitolo Cinque la Dimensione Umana

INTRODUZIONE – Siamo arrivati a Plutone, il penultimo capitolo sul tema della morte che abbiamo affrontato in chiave astrologica e teosofica. Facendo un breve riepilogo dei capitoli precedenti, la sequenza simbolica sul processo mortale ha coinvolti Saturno Urano Nettuno ed ora, appunto Plutone.

In Saturno il processo mortale è stato circoscritto nella componente putrefattiva, nella concezione alchemica ma anche biologica del suo processo. Quindi in Saturno il processo mortale è legato strettamente alla “morte” del corpo biologico, quindi alla fine dei processi vitali, il così detto “exitus” nell’evento medico della morte. Saturno è colui che inizia il processo mortale, è il Guardiano della Soglia, il Grande Maestro dello Zodiaco che oltre ad insegnare, durante l’esistenza, guida nel processo mortale attivando il primo processo, la rottura dei legami che costituiscono la “struttura psichica” di un individuo.

VIDEO DEL CAPITOLO QUATTRO

la dimensione di Plutone in un video clip

NELLA FIGURA CHE VEDETE è descritto in modo schematico il pensiero di Jung riguardo alla struttura psichica di un individuo. Questa struttura sta alla base dell’astropsicologia specialmente quella derivante dal metodo Huber, ideata appunto dall’astrologo Huber e focalizzata sullo studio della struttura psichica di un individuo.

Come osserviamo da questa prima immagine, un individuo è costituito dal punto di vista psichico da un “nucleo centrale” in cui è racchiuso il Sé, ovvero la totalità psichica, che possiamo definire come la “divinità interiore”, ovvero il divino che è dentro di noi. Questa struttura interna e circoscritta da una serie di ulteriori strutture… dove abbiamo l’inconscio individuale, l’inconscio collettivo, la persona cosciente (che esiste nella sua luce, dunque attivo e reattivo, partecipante) e la persona non cosciente (che ha una sua esistenza, nella sua ombra, passivo interiore, è anima e animus).

In Saturno avviene dunque la scissione delle componenti “consce”, fisiche, attraverso la morte del corpo biologico, che entra nel “grande freddo” concetto caro all’alchimia. Saturno non a caso è collegato come pianeta alla stagione invernale, o comunque al freddo e allo spirito gelido del mondo. Saturno fa entrare il corpo biologico nel “freddo eterno”, cominciando a scindere e quindi a destrutturare il “guscio” più superficiale della nostra identità… ciò che viene destrutturato da Saturno non viene perso, ma viene assorbito dal “nucleo principale”, dove abbiamo il Sé …

In URANO avviene una scissione ancora più profonda, veniamo destruttorati ulteriormente, e tutto ciò che viene destrutturato, sarà poi assorbito dal “nucleo centrale” della nostra identità, quella che abbiamo definito Sé o Totalità Psichica. In un concetto teosofico potremmo chiamare questo nucelo centrale come “Divinità” che dall’esperienza “incarnata” torna all’esperienza disincarnata.

In Urano tutte le strutture extra-sé vengono rotte, scisse, e viene concluso il processo iniziato da Saturno.

In NETTUNO siamo un “globo di luce” costituito di totalità psichica, in esso quindi c’è la conservazione di ciò che siamo stati, ciò che abbiamo vissuto, sotto una forma diversa da quella avuta sul piano terreste, tornando quindi ad essere “essenza” dotata di coscienza e di esperienza.

I processi mortali che avvengono in Saturno Urano Nettuno, descrivono nella loro totalità la CONIUNCTIO processo alchemico attraverso cui si ritorna ad essere “essenza”…. se nel processo mortale ogni cosa rotta viene diciamo “assorbita” dal nucleo della psiche, che abbiamo chiamato Sé-totalizzante, ciò che rimane di noi sono le esperienze maturate, concentrate appunto nel “nucleo della psiche” in cui risiede la divinità interiore. Tale nucleo che la psicologia junghiana chiama appunto Sé… è per l’alchimia la Pietra Filosofale, insita in ognuno di noi che evolve, matura, attraverso l’esperienza con la materia che, nel nostro caso, si è adempiuta nell’esistenza umana e terrena.

Nella CONIUCTIO c’è la discesa nell’inconscio più profondo, è il ritorno cioè all’inizio, al caos primordiale, in cui vi è il concepimento del LAPIS … tale nucleo o globo di luce naviga nel mare di Nettuno che abbiamo descritto nel capitolo della Dimensione di Nettuno… nel mare dunque dell’eternità, attraverso le leggi di quel mondo, in attesa di ritornare a “strutturarsi” in una nuova esperienza, rinascendo duque, ricominciando da capo il processo, in un movimento ciclico che non ha mai un vero inizio e mai una versa fine, la vita dunque come la morte è una sola esperienza, in un unico processo, che non ha mai una fine e mai un inizio, perpetuamente nell’esistenza si celebra la creazione stessa, e ogni individuo dunque ha un frammento di “dio” al suo interno e tale frammento vive si evolve secondo coscienza nell’esperienza che decide di vivere, appunto senza una fine. Dunque la morte non è una fine piuttosto è una continuazione della vita, che poi nella dimensione di Plutone torna a strutturarsi in una nuova “identità”, ovvero il globo di luce, il sé-totalizzante, torna a circoscriversi in nuove strutture organiche, tornando a vivere una nuova esperienza di interazione con la materia, in un un processo non paranormale tanto meno “magico”, ma in un evidente processo quantistico, che l’alchimia intuì precocemente.

Prima di spiegare la dimensione di Plutone leggendola in ottica simbolica, vorrei leggervi un passo del testo LA MORTE E I SOGNI edito da Bollati Boringhieri, pagina 132ess dell’allieva di Jung, Marie-Louise von Franz in riferimento alla CONIUCTIO, che in un linguaggio “cristiano-cattolico” potremmo chiamare “resurrezione”

“trovi la lettura nel video clip”

Per concludere, prima di Plutone, vorrei leggervi sempre tratto dallo studio della von Franz, questo ulteriore passaggio, presente a pagina 128 e che riguarda un sogno della psicanalista junghiana in riferimento alla morte di suo padre. (trovi la lettura nel video clip)

Nell’ultima dimensione del processo mortale, seguendo le simbologie astrologiche, incontriamo PLUTONE. La divinità non può essere dissociata dal suo lato femminile, rappresentato da Proserpina. I corrispettivi greci Plutone Proserpina sono rappresentati da Ade e Persefone.

Come divinità della morte, è interessante apprendere l’etimologia di ADE che significa “colui che si nasconde” ma sono simbologie connesse in astrologia anche nell’immagine collettiva dei “tesori” e delle “ricchezze” nascoste nelle profondità della terra. In senso psicologico significa “ricchezza da ricercare dentro di sé” per valorizzarsi attraverso i propri talenti innati… in senso più ampio, l’immagine rievoca la ricchezza del suolo, ovvero ricchezza di nutrienti, che rendono il terreno non arido ma pronto a dare gli elementi necessari affinché i semi… producano nuovi germogli, dunque nuova vita.

Un tempio legato a Ade è quello di Epiro, dove aveva sede l’oracolo dei morti, il Nekromanteion. È molto interessante notare che non esistevano rituali specifici per Plutone o Ade, e le poche celebrazioni note erano caratterizzate da ritualità in cui la divinità veniva celebrata simbolicamente di “spalle” questo perché si riteneva che senza un consenso esplicito del Dio della Morte, i viventi non potevano guardarlo direttamente, altrimenti sarebbero periti all’istante. Questo ci fa osservare che la dimensione della morte, pur legata a quella della vita, cioè intrinseche l’una con l’altra, simbolicamente sono “distanti e distinte” perché in esse avvengono due esperienze dello spirito, e della coscienza, opposte.

Potremmo semplificare dicendo che in “vita” noi esprimiamo l’esperienza del Sé incarnato, soggetto ai limiti della materia, del tempo e dello spazio; mentre in “morte” noi esprimiamo l’esperienza del Sé disincarnato, non più dunque soggetto ai limiti della materia, del tempo e dello spazio.

Nella dimensione di Plutone ci viene in aiuto la simbologia astrologica. Plutone è in astrologia associato al Segno Zodiacale SCORPIONE, ed è proprio lo scorpione come animale totem e come mitologema e archetipo a farci capire ciò che avviene in questa dimensione. Nella dimensione di Plutone il globo di luce che abbiamo ottenuto nelle dissoluzioni di Saturno Urano Nettuno, è pronto a rigenerarsi, ritornando verso una nuova interazione con la materia, verso dunque una dimensione in cui torna a presentarsi lo spazio e il tempo, che potremmo definire col termine “reincarnazione”. Per capire questa dimensione, dobbiamo approfondire la simbologia dello SCORPIONE.

Nella simbologia dello SCORPIONE possiamo vedere il seme inerte posto sul terreno e che attende l’arrivo della primavera per risorgere a nuova vita. In questa simbologia c’è dunque la rievocazione della morte e della sepoltura, ma anche della resurrezione, o del ritorno alla vita.

In questo percorso abbiamo capito che la morte è in realtà solo un fenomeno apparente, perché nulla cessa di esistere, ma tutto prosegue lungo una “via” di trasformazione. Nella dimensione di Plutone vi è la rievocazione del CIMITERO DELLO ZODIACO che cade proprio nel segno dello SCORPIONE ed è legato all’ottava casa zodiacale in cui avviene il brulicare della vita e viene immaginata come una palude da cui nuova materia organica è pronta a rinascere nella consapevolezza del sé.

Infatti il GLIFO utilizzato per rappresentare lo zodiaco è una M stilizzata con una freccia che dal “basso” è rivolta verso l’alto. La M che incontriamo anche nel segno della Vergine è una “forma simbolica” legata alla “terra” o meglio alla simbologia della Grande Madre. Nello scorpione questa M è fusa ad una freccia, o meglio al pungiglione dello scorpione, il veleno della morte viene qui visto come “sostanza” attraverso cui le membra vengono disciolte e ricomposte, qui vi è l’immagine della Magna Mater che riaccoglie le membra del figlio morente e le rigenera nel suo oscuro ventre.

La dimensione di Plutone è la più oscura, quindi è impenetrabile il suo significato profondo,mi fermo qui… lasciando sicuramente molti spazi ai dubbi, alle domande, o a cose ancora non capite o non comprese, anche perché Plutone è il luogo del mistero, dove forse non c’è niente o nulla da scoprire, o dove forse c’è il segreto dei segreti, il perché delle cose. Plutone è la dimensione del sé che ritorna alla sua essenza fondamentale, e si prepara a rigenerarsi in una nuova esperienza con la materia. Sempre sul pianeta terra… o forse in un altro universo, su un altro pianeta, in un’altra struttura biologica e vivente.

Concludo questo capitolo con una ulteriore riflessione ….
Siamo ormai prossimi all’Eone dell’Acquario… un’era dove il glifo dell’acquario fa capire perfettamente lo scopo e l’obiettivo, quello di aprire la coscienza collettiva al “mondo sottile”, è il sollevamento di un velo che non significa rivelazione di una verità assoluta, se mai dovesse poi esistere…, piuttosto il sollevamento di un velo che annebbia o che confonde, per aprirci ad una maggiore consapevolezza. In questo capitolo abbiamo descritto in modo figurato il Sé totalizzante, lo abbiamo chiamato “nucleo” ma anche “globo di luce”, dunque un frutto intrinseco che mai perisce, e che troviamo descritto sempre nel testo La morte e i sogni della psicanalista junghiana von Franz, e che stranamente si ricollega molto all’evento degli ORBS, sfere di luci, globi di luce, che potremmo forse osservare dal punto di vista della psicologia del profondo come “nuclei di energia” rappresentanti il “Sé-totalizzante” di individui disincarnati, che si relazionano al nostro piano terrestre, o che tornano dalla dimensione di Plutone e che si rendono visibili in questo momento, in questo periodo con frequenza ormai ricorrente, in sintonia con l’avvicinamento e il palesarsi graduale dell’Era dell’Acquario. Con questa ultima lettura, vi saluto e vi do appuntamento al prossimo capitolo, il quinto, che concluderà questo percorso e dove stiamo raccogliendo una serie di esperienze di premorte, che affronteremo ricercando in esse “simbologie” su cui riflettere insieme (trovi la lettura finale nel video clip).