La Dinamica di ECTIE è la dimostrazione simbolica dell’esistenza di una intelligenza sopra-materiale, ovvero di un “progetto” per ognuno di noi, di un meccanismo già scritto, di orizzonti ed esperienze da raggiungere, dove tuttavia non possiamo stabilire, con assoluta esattezza, il metodo attraverso cui arriveremo ad un dato traguardo, tanto meno è possibile stabilire con assoluta certezza il destino preciso che ci aspetta.

Questo perché un aspetto astrologico in sé può contenere infinite possibilità di manifestazione. Non è dimostrabile il futuro in modo empirico, ma è intuibile.

Quindi siamo ben lontano, oggi, dall’era dell’astrologia predittiva… che un tempo era molto in voga e molto usata anche dai potenti della terra ma che solitamente veniva utilizzata per predizioni collettive, geopolitiche, strategiche, e che io confino nella parola “astrolatria”.

L’astrologia verso cui siamo approdati – oggi – pone la mente umana, la sua psiche e la sua spiritualità, al centro dell’Universo, o meglio del suo sistema solare, e si è passati da una Astrologia della previsione materiale e materialistica, ad una Astrologia “diagnostica”, ovvero che cerca di comprendere le dinamiche psichiche e spirituali di un individuo, attraverso cui dedurre e intuire le possibili evoluzioni future, frutto proprio delle inclinazioni astro-psicologiche determinabili da un certo tipo di interpretazione.

ECTIE sta per Esplorare, Cercare, Trovare, Incontrare, Esplorare. È un ciclo dinamico a cui tutti siamo chiamati, buoni e cattivi. L’esistenza è basata su questo semplice movimento.

ESPLORARE – è l’inizio, l’incipit in ogni nostra nuova esperienza, e ciò accade quando una rivelazione si fa palese alla coscienza. Questo inizio prevede una serie di considerazioni che compiamo a livello cosciente, ma anche a livello di incoscienza. Esploriamo il nostro mondo vivendo coscientemente (Sole) ma lo percepiamo, elaborandolo anche attraverso le sensazioni, percezioni, e le emozioni inconsce (Luna). Tale attività ci porta ad una serie di elaborazioni cognitive (Mercurio) e affettive (Venere); il tutto viene tradotto poi in azione, ovvero la nostra esplorazione comporta, automaticamente, anche la nostra risposta verso ciò che esploriamo con i sensi (Marte).

CERCARE – è il processo conseguente, fisiologico, dell’esplorazione, poiché essa produce l’azione di “scorrere la matrice osservata”, prendendone atto. Non a caso esplorare ha una etimologia precisa, EX e PLORARE, nel senso di correre, andare, scorrere. L’azione iniziale è dunque dinamica, e nel momento in cui essa ha inizio, siamo portati a cercare. Ma cercare cosa significa? Dal latino CIRCUM – CIRCARE ovvero incontrare, scoprire, ciò che si desidera sapere, conoscere. Esplorare è l’azione che porta a cercare qualcosa di specifico, ed ogni esplorazione ha un suo viaggio preciso, un’incredibile avventura, dai poliedrici sviluppi. Nel percorso esplorativo arriviamo, dunque, a voler cercare qualcosa, cioè raggiungere un obiettivo, realizzare qualcosa del nostro sé. Questa meta che l’esplorazione ci invita a comprendere (inconsciamente o consciamente), ci porta a volerla concretizzare a tutti i costi. Dobbiamo dunque raggiungere sempre qualcosa perché questa è la “naturale vocazione” dell’essere vivente: realizzare sé stesso. Cercare la meta da raggiungere, dunque, viene compiuta dopo il processo esplorativo, e attraverso l’archetipo e la simbologia di Giove.

Cercare ci porta a TROVARE – prendere cioè coscienza di ciò che abbiamo bisogno, in quella specifica esplorazione, iniziata nel suo principio. Trovare è la fase più delicata, perché ci porta a conoscere qualcosa di nuovo, ma che in realtà non lo è perché nel “cercare” abbiamo capito che ciò che sarà incontrato è qualcosa che, nel bene o nel male, sarà funzionale – dunque necessaria – alla nostra coscienza. Trovare dunque significa aver raggiunto la meta e di fronte ad essa arriviamo ad un arricchimento nel bene o ad un impoverimento nel male. Perché sia chiaro, raggiungere un obiettivo non sempre significa raggiungerlo in modo costruttivo, anzi potremmo aver sbagliato tutto nell’esplorazione, e aver raggiunto una “falsa” meta… ma possiamo anche aver esplorato correttamente e dunque aver raggiunto un traguardo importante. A prescindere, nel momento in cui la meta è arrivata, nel bene o nel male, la sua esperienza diventa “struttura fondamentale” del nostro ego e della nostra personalità, nel senso che ad ogni meta e ad ogni raggiungimento di un obiettivo, noi arricchiamo la nostra esperienza esistenziale, in modo evolutivo o involutivo, e ciò avviene sotto le influenze simboliche dell’archetipo di Saturno.

INCONTRARE – è l’ultimo processo, l’incontro è la fusione della coscienza con ciò che si è trovato, nella fase del cercare, prodotta dal nostro interessamento nell’espressione dell’esplorazione. Nell’incontrare si esprime la coincidenza, che produce lo scontro che distrugge, o sorregge, ma a prescindere dalla sua natura benefica o malefica, tale incontro è sempre e comunque uno scontro. L’incontro produce la fine di un viaggio? No. Poiché l’incontro determina l’evoluzione della coscienza A (iniziale) in coscienza B (quella finale), ritorniamo nuovamente all’Esplorazione, con un nuovo stato emotivo, cognitivo, culturale … pronti a cercare, trovare, incontrare altre esperienze. Il raggiungimento dell’incontro produce una consapevolezza che va arricchire l’inconscio individuale ma anche collettivo. Il raggiungimento di ogni meta, nel bene o nel male, rinnova la nostra coscienza, rendendoci “inediti” rispetto a ciò che eravamo prima. Quindi si innescano processi di fermentazione e rielaborazione dell’inconscio personale, e tutto ciò ruota nei profondi simboli archetipici di Urano Nettuno Plutone, legati al mondo psichico profondo individuale e che influenza anche quello collettivo. Infatti dobbiamo capire che la nostra singola esperienza, arrivata alla meta, non è funzionale esclusivamente a sé stessi, ma avrà una valenza anche per la collettività, e sarà un Tassello ulteriore inserito nella trama della coscienza collettiva. Ecco perché Urano Nettuno Plutone sono chiamati “generazionali”, poiché in essi avvengono le esperienze sul piano individuale e collettivo, ma strettamente connesse alla “generazione” a cui apparteniamo.

La dinamica o ciclo di ECTIE è il flusso della coscienza di ogni cosa animata e inanimata, nel suo processo naturale, valido in ogni punto dell’Universo, dove la materia e la coscienza attivano processi biochimici, biologici, spirituali, atti a modificare sé stessi nella struttura multimolecolare, fino a quella più effimera e leggera, sino alla particella subatomica, all’elemento evanescente e invisibile, alla scintilla primordiale, da cui ha avuto origine tutto. Si tratta di un ciclo continuo, la cui struttura geometrica è paragonabile ad un cerchio non piatto, una spirale infinita, in cui si ripete sin dal non- principio, il suo infinito progredire. Non a caso nella teoria delle stringhe, la stringa (particella effimera da cui ogni cosa ha avuto origine) viene immaginata come una sottile entità-particellare di forma circolare, dinamica e vibrante.

La dinamica di ECTIE dimostra che ogni cosa nell’universo segue un preciso “ciclo esperienziale” attraverso cui nulla ha avuto origine, e nulla cessa di esistere, lungo la sua logica effimera eppure così solida e tetragona. Prima dell’esplorazione è l’incontro, dopo l’incontro è l’esplorazione, nel mentre è il cercare e il trovare, non esiste un punto di fine, né di inizio.