Il Tema della Morte in Astrologia teosofica. Capitolo Uno La dimensione di Saturno – Capitolo Due La Dimensione di Urano –Capitolo Tre la Dimensione di Nettuno – Capitolo Quattro la Dimensione di Plutone – Capitolo Cinque la Dimensione Umana

In questa ultima parte, conclusiva, dobbiamo affrontare il concetto del “dopo”. Ovvero, cosa siamo dopo la morte? Cosa rimane o rimarrà di noi? Sono tanti i metodi di osservazione che potremmo utilizzare per rispondere a questa domanda, ovvero metodi religiosi o spirituali, oppure metafisici, o scientifici. Utilizzeremo il metodo psichico e astrologico, quindi l’osservazione del fenomeno dal punto di vista simbolico, attraverso cui trarre riflessioni, come del resto abbiamo già fatto per tutto il percorso affrontato in questo lungo cammino.

Sin dai primissimi popoli primitivi, ma anche nella cultura orientale induista, cinese, nonché in tutte le religioni dell’occidente, si ha la convinzione, o meglio la credenza, che dopo la morte esista un corpo sottile che ci costituirebbe e che persiste anche al di la di ciò che noi chiamiamo fine. Nel mondo antico i pitagorici gli orfici e i platonici ritenevano che l’anima possedesse una sorta di veicolo chiamato OCHEMA, che è manifestazione dell’anima stessa. Ad esempio Platone descrive nel Fedro l’anima come un qualcosa dotata di splendore luminoso. Ed è proprio il concetto di “luce” su cui dobbiamo soffermarci.

IL TEMA DELLA MORTE – Plutarco nel testo DE SERA NUMINIS VINDICTA descrive l’anima come un qualcosa avvolto da un involucro di fuoco, alcune dotate di luce di plenilunio ovvero una luminescenza mite e uniforme; altre dotate di colori sfumati, altre coperte di macchie pallide, altre di graffi e lacerazioni. Secondo Giovanni Filopono del settimo secolo dopo cristo, l’anima sarebbe costituita da una parte pura che nel momento della morte salirebbe verso le sfere divine, e una parte priva di sostanza, ovvero un’ombra impura che scenderebbe verso l’Ade. Secondo la sua concezione l’anima sarebbe costituita da quattro parti: una parte razionale immortale, una parte irrazionale e passionale non separabile dalla parte razionale e dunque anch’essa immortale, uno spirito corporeo che sopravvive alla morte ma svanisce dopo poco (una sorta di ninfa che abita in noi) e una parte vegetativa, che invece muore lentamente insieme al corpo mortale. Secondo questa osservazione, dunque, la morte produce il deperimento della materia organica in cui rimarrebbe lo spirito vegetativo, che andrà a decomporsi con il corpo stesso e che appartiene dunque al pianeta, al grembo della terra; uno spirito razionale irrazionale e passionale che rimane e permane dopo la morte e che sale verso il cielo, diciamo pure verso la luce delle stelle; e uno spirito corporale, una sorta di entità che governa il nostro corpo e che svanisce dopo poco l’evento mortale.

IL TEMA DELLA MORTE – Nell’ottica astrologica, la struttura dell’anima e del corpo può essere ricavata dalle osservazioni di Proclo secondo cui siamo un microcosmo in cui è presente il Tutto, ciò che chiamiamo infinito e universo, quindi intelletto e ragione in un corpo divino e mortale. Siamo divinità, all’interno di un corpo mortale. La natura intellettuale di questo corpo corrisponde dunque alle stelle fisse; la ragione a Saturno; l’aspetto sociale a Giove; la parte irrazionale e le passioni a Marte; l’eloquenza a Mercurio; il desiderio a Venere; la facoltà percettiva al Sole; la vita vegetativa alla Luna. Nel testo LIBER DE LUNATICIS Paracelo ritiene che al momento della morte una parte di noi rimane presente, ovvero come espressione di uno spettro che gradualmente sarà assorbito dalla terra, mentre un’altra parte di noi raggiunge le sfere più alte, le stelle, ritorna cioè in un luogo legato all’universo, in una dimensione ultraterrena. Come osservò anche Jung, la domanda più importante che l’umanità inconsciamente si pone da sempre è: siamo rivolti all’infinito oppure no? Ovvero siamo indirizzati verso l’infinito o siamo indirizzati verso una realtà che finisce e termina nel momento in cui non la percepiamo più attraverso i sensi del corpo organico?

IL TEMA DELLA MORTE – Se riteniamo valida l’ipotesi dell’esistenza di un corpo sottile che permane dopo la morte organica, dobbiamo allora accettare l’idea che l’energia fisica dei corpi, e che ogni corpo possiede, è in qualche modo connessa e legata all’energia psichica, entrambe formerebbero un elemento di unicità. È dunque possibile che un corpo che muore rimane in qualche modo collegato ad un ipotetico corpo sottoli che si distacca da esso? L’astrologia definisce questo concetto con il termine di patrimonio karmico… mentre alcune religioni considerano la reincarnazione che, infatti, prevede un ritornare alla vita ma comunque sempre connessi con le vite precedenti, in una sorta di filo conduttore indissolubile.

IL TEMA DELLA MORTE – Il fisico teorico e saggista Capra ritiene che la massa non vada concepita come un insieme di particelle tridimensionali, ovvero come palle da biliardo o granelli di sabbia… andrebbero invece concepite come particelle dotate di strutture spaziotemporali a quattro dimensione. Questo concetto introduce l’idea di un Universo costituito da frequenze, vibrazioni, lunghezze d’onda, spettri di luce, in cui ogni cosa è avvolta. L’universo dunque sarebbe un insieme di fasci di luce provenienti da una unica fonte di Luce eterna, sempre pulsante. Ogni cosa nell’universo, la pietra gli animali le piante, i nostri corpi, sono dotati di questa energia, di questi fasci energetici che vanno a costituire nel nostro caso l’energia psichica. Secondo Jung l’energia psichica andrebbe osservata come una frequenza superiore a quella della luce e che ne supera anche la velocità… in tal senso, Jung afferma qualcosa di indiscutibile e non opinabile, ovvero che se questo è vero e assodato, l’ultima manifestazione osservabile dalla nostra mente conscia e dal nostro corpo vivo è una manifestazione di luce, un fenomeno di luminescenza improvvisa, ma di una luce non paragonabile a quella che vediamo di giorno, ne abbagliante come quella che osserviamo guardando il sole (e che può ferirci addirittura lo sguardo) in quanto dotata di una frequenza più alta e dotata di una velocità più elevata rispetto a quella della luce visibile! Perché questa osservazione junghiana è indiscutibile? Perché al di la delle credenze di ognuno di noi, il fenomeno delle esperienze di premorte conosciute anche con la sigla NDE hanno tutte un comune denominatore, quello di vedere improvvisamente una Luce che avvolge e attira, ma che non acceca, una Luce diversa dallo spettro comune della così detta luce visibile.

IL TEMA DELLA MORTE – Torna il concetto della Luce accennato all’inizio di questa riflessione. Il fenomeno della Luce è strettamente legato all’esperienza della morte, ed è presente in tutte le allegorie della alchimia e nelle principali rappresentazioni della morte. Molte allegorie vengono ad esempio rappresentate dalla presenza dei Luminari sole luna, in altre si osservano tombe con dentro dei fulmini o delle saette, e via discorrendo. Questo fenomeno ci fa ritenere che esista una finestra che collega il nostro mondo al mondo che vi è dopo, che potremmo chiamare un “mondo di luce”. Ma questa Luce cosa è, da che proviene? Da cosa è costituita? Questo luogo potrebbe essere definito come l’ottavo giorno della creazione. Ovvero il nostro mondo secondo la genesi sarebbe stato creato nella simbologia del 7, sette giorni per creare il mondo, 7 i pianeti principali del sistema astrologico, 7 è il simbolo del percorso dal giorno di nascita al giorno della morte. Ma poi? Dopo questi sette giorni, cosa viene? Secondo Agostino, dopo il settimo giorno ci sarebbe l’ottavo, quello che non ha sera, ovvero una dimensione dove non c’è notte ne giorno, ma solo “luminescenza”.

IL TEMA DELLA MORTE – Per comprendere questo fenomeno dobbiamo ritornare al concetto del buco nero che abbiamo affrontato anche con la simbologia di saturno, ovvero dobbiamo riflettere sul paradosso di Einstein Podolski Rosen. Esso stabilisce che due particelle X Y appartenenti allo stesso atomo se pur poste a grande distanza l’una dall’altra, una variazione della loro energia produce un effetto in entrambe, ovvero se varia l’energia di X varierà anche quella di Y, quindi anche se posti a enormi distanti, rimane una correlazione tra le due particelle. È in un certo senso ciò che la fisica quantistica spiega in questi tempi con il concetto di ENTANGLMENT QUANTISTICO, secondo cui poiché ogni corpo dotato di massa proviene dagli stessi elementi che un tempo erano condensanti in un’unica particella, e che poi esplosa nel così detto big bang si è espansa in tutto l’universo, nel nostro universo tutti i corpi sono tra loro connessi e correlati, e quindi qualsiasi variazione della materia in un qualsiasi luogo dell’universo, anche posto a distanze galattiche, avrà un effetto su tutta la materia, in qualsiasi altro punto dell’universo. Questo concetto avvalora addirittura la concezione astrologica secondo cui i pianeti hanno influenza sulle cose che avvengono in terra, che visto in ottica quantistica dovremmo correggere dicendo che ogni cosa nell’universo ha un effetto sulla terra, cosi come ogni cosa che avviene sulla terra ha un effetto e un riflesso in tutto l’universo.

Questo mondo fenomenico ci rende indivisibili, ci rende cioè appartenenti all’universo, da ciò si deduce e si arriva a poter affermare che nulla muore… ma che tutto si trasforma e permane, in una continua trasformazione. Durante il fenomeno della morte, dunque, si sgretolano i legami spaziotemporali il che spiega del perché si registrino numerosi fenomeni di sincronicità durante l’evento mortale. La morte è dunque un fenomeno in cui si riproduce, nel nostro microcosmo, ciò che avviene ad una Stella che man mano che diventa sempre più densa aumenta l’attrazione gravitazionale tra le sue parti fino ad arrivare ad un collasso gravitazionale, si rompe cosi la trama dello spaziotempo, si genera un buco nero, una voragine in cui la luce viene risucchiata all’interno di un tunnel dove nessuna legge della fisica rispetta una empiricità, e si è difronte all’orizzonte degli eventi, la stella non scompare in realtà, la sua luce e la sua massa viene risucchiata e va.. verso un altro piano della realtà, in un’altra dimensione, oltre appunto l’orizzonte degli eventi.

IL TEMA DELLA MORTE – Concludo dunque con una citazione dell’architetto Stefan von Jankovich che spiega in modo psichico e simbolico il concetto di Dio, concetto che spiega dunque l’esistenza terrena, e la sua fine. Von Jankovich afferma quanto segue: una delle cose più importanti che ho appreso dall’esperienza della morte è il principio di oscillazione… da allora Dio è per me una fonte originaria di energia, inesauribile e intemporale, che emana e assorbe continuamente energia, pulsando senza sosta… le diverse oscillazioni generano altrettanti mondi, che differiscono per la frequenza…. Diversi mondi possono coesistere nello stesso punto dello spazio, poiché le oscillazioni non interferiscono a vicenda…. Così nascita e morte possono essere intese come eventi in cui noi passiamo da una certa frequenza di oscillazione e da un certo mondo, a un altro.

Buon cammino. Buon viaggio. A tutti voi.